
Venerdì Santo, presentata l’edizione 2025 della Processione
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È tutto pronto per l’edizione 2025 della Processione del Venerdì Santo, evento biennale di fede e devozione popolare tradizionalmente organizzato dal Priorato Generale delle Confraternite di Savona Centro, proprietarie delle quindici “casse” lignee del corteo sacro. Meteo permettendo, il prossimo 18 aprile la processione si snoderà lungo il percorso dell’edizione del 2023. Quest’anno il turno di Priorato Generale spetta alla Confraternita San Domenico sotto il titolo di Cristo Risorto.
Nell’attesa lunedì 14 aprile alle ore 21 nella Chiesa San Francesco da Paola, nel quartiere Villapiana, cittadinanza e turisti sono invitati ad assistere alla prova generale dei mottetti della processione. Durante la Settimana Santa gli oratori, sedi delle confraternite, ognuno con orario autonomo, saranno aperti per consentire al pubblico di visitare le statue processionali. Per qualsiasi informazione si può consultare il sito web processionevenerdisantosavona. it. In caso di pioggia la manifestazione non avrà luogo. L’edizione successiva si svolgerà nel 2027.
“Quello in cui ci troviamo è e sarà sempre l’oratorio di Sandro Varaldo, ‘colonna portante’ della nostra confraternita, che ora ci veglia dall’alto – ha dichiarato il priore generale di turno Roberto Bertola durante la conferenza stampa di presentazione presso l’Oratorio Cristo Risorto, in largo Franco Varaldo – Voglio ricordare anche Marco Carpineti, scomparso ieri e che fu il primo priore diocesano con il quale ho collaborato. Il mio ultimo riferimento personale va a Mauro Biancavilla, che due anni fa è riuscito, con fatica e il suo carisma, a far ripartire questa grossa macchina ‘infernale’, dopo che era saltata nel 2018 a causa del maltempo e successivamente per via del Covid-19″.
“La preghiera in processione può essere sviluppata in tre modi diversi – ha proseguito – Uno è attraverso la fatica di chi ‘comanda’ o porta le casse. L’altro sono i gruppi corali, che, come diceva sant’Agostino, cantando pregano due volte. Infine il terzo è la preghiera. Quest’anno abbiamo cercato di coinvolgere tutte le realtà savonesi legate alla Chiesa, quindi non solo le sei confraternite cittadine ma anche i parroci, i Carmelitani, i Cappuccini, le suore, la comunità indiana”.
“I miei ringraziamenti, non formali ma molto sentiti, cominciano dal vescovo Calogero Marino, che ha apprezzato l’idea di coinvolgere i parroci savonesi – ha concluso – Ringrazio altresì il parroco don Piero Giacosa, il vicario foraneo don Angelo Magnano, il sindaco Marco Russo, che oggi ci ha onorati della sua presenza, e la ditta Bazzino, che supporta lo spostamento delle casse dalla Chiesa Santa Lucia“.
“La nostra ‘cassa’, ‘La deposizione dalla croce‘ di Filippo Martinengo, è in fase di restauro dall’anno scorso ma il restauratore Nino Silvestri ci ha garantito che alla Processione ci sarà – ha annunciato Sonia Pedalino, priore della Confraternita Nostra Signora di Castello e portavoce delle confraternite cittadine – Dopotutto tale statua è sempre apparsa nei manifesti della manifestazione”. A proposito de “L’Annunciazione” del Maragliano, conservata nell’Oratorio Cristo Risorto, Pedalino ha svelato che “è stato trovato un documento di trecento anni fa che ne attesta la costruzione e indoratura. Inoltre quest’anno ricorreranno i cento anni dalla prima volta in cui fu portata in processione come seconda dopo ‘La promessa del Redentore‘”.
Il sindaco Marco Russo ha voluto ringraziare il Priorato Generale e le confraternite “per questo enorme lavoro che fanno ogni due anni. La Processione è innanzitutto un momento molto alto di una celebrazione religiosa ma, come accade spesso nella cultura occidentale e nella nostra città, gli eventi religiosi assumono anche un’ampia valenza civile, che comunque mai deve far perdere di vista l’origine dell’evento stesso, e arricchiscono la comunità”.
“Insieme alla festa patronale del 18 marzo il Venerdì Santo è un appuntamento di tutta la comunità – ha detto ancora il primo cittadino – Lo testimoniano la ricchezza dei simboli, perché le comunità crescono tramandandoli, e il ricchissimo apporto delle collaborazioni. Priorato e confraternite hanno il merito di estendere tali collaborazioni per trovare chi porta le ‘casse’ e coloro che curano le musiche e le preghiere. È il segno di una comunità estesa, un lavoro di tessitura per un momento di grande ricchezza e riconciliazione con lo spazio in cui ci troviamo”.
“Questa manifestazione nasce nel tempo, ha avuto i suoi alti e bassi e ora può essere un veicolo per portare avanti i valori della società che ha messo in evidenza il sindaco Russo, a partire dal coinvolgimento delle persone per provare a realizzare insieme l’evento – ha affermato don Piero Giacosa, parroco della comunità Santi Giovanni Battista e Andrea Apostolo, sul cui territorio sorge l’Oratorio Cristo Risorto – La Processione ci rimanda alle tradizioni ma anche all’esperienza della fede in Italia, che non è solo un tema culturale. Per chi non è di tradizione italiana è un linguaggio incomprensibile ma come ogni lingua si può imparare: da parte nostra bisogna avere la pazienza di insegnarlo agli altri. Togliamoci dalla testa il nostro buonismo occidentale: gli altri ci capiscono nel momento in cui usiamo un linguaggio chiaro per tutti”.
“Come ha detto il sindaco Russo, oggi la Processione è un momento di riconciliazione ma in passato non lo era, anzi addirittura era boicottata alcuni. Grazie a Dio sono cambiati i tempi!”, ha sottolineato invece il vicario foraneo don Angelo Magnano.
Il percorso
La processione partirà alle ore 20:30 da piazza del Duomo e procederà in via Giovanni Caboto, piazza Felice Cavallotti, via Pietro Giuria, via Antonio Gramsci, piazza Leon Pancaldo, via Pietro Paleocapa, corso Italia e piazza Sisto IV. Mentre le casse entreranno in piazza Sisto IV si potrà ascoltare in sottofondo la voce di don Giovanni Margara, che le descriverà e commenterà. Al termine il vescovo di Savona-Noli monsignor Calogero Marino impartirà la benedizione dal balcone del Municipio, affiancato dal sindaco Marco Russo e dal priore generale Roberto Bertola.
Il lento incedere delle “casse” processionali, veri e propri capolavori in legno eseguiti da scultori di rilievo, è accompagnato dai rintocchi della campana della torre del Brandale, la Campanassa. La processione è aperta dai tamburini listati a lutto e dai torcioni, portati da confratelli che indossano la cappa bianca con i nastri gialli del Priorato Generale delle Confraternite del centro. I “comandanti” guidano gli imponenti gruppi lignei e impartiscono le istruzioni ai portatori mediante colpi di mazzetta battuti sul fronte delle lunghe stanghe di legno.
A seguire gli incappucciati, che ricordano gli antichi flagellanti, e la Croce di Passione (in dialetto “a Cruxe du gallu”), grande croce in legno su cui sono posti i simboli (anch’essi di legno dipinto) della Passione del Signore e che appartiene alla confraternita che comanda la processione. Prendono parte al corteo sacro gli ordini religiosi, il clero savonese e il Vescovo diocesano.
Lo scopo benefico
Quest’anno una parte della somma che raccoglieranno i “comandanti” delle “casse” sarà donata alla Croce Bianca per l’organizzazione e la realizzazione di corsi destinati a formare all’utilizzo dei defibrillatori presenti in città nell’ambito del Progetto “Roberto Salvaterra”, nato da un’idea della Croce Verde di Albisola Superiore e della Croce Bianca stessa. L’altra parte della somma sarà destinata alle popolazioni di Gerusalemme.
La musica
Alle “casse” si intervallano gruppi bandistici e cori, che eseguono brani della liturgia della Settimana Santa: la Banda Sant’Ambrogio di Legino; la Banda G. L. Mordeglia di Celle Ligure; il Complesso corale e strumentale Giuseppe Rebella, con la Banda Puccini di Cairo Montenotte, il Coro Polifonico di Valleggia e altri gruppi amici sotto la direzione di Martino Nicora; il Gruppo corale e strumentale dei Mottetti, formato dal Complesso Bandistico Città di Savona “A. Forzano” gruppo d’archi, Corale Alpina Savonese, Coro Polifonico Anton Bruckner, Coro La Ginestra sotto la direzione di Davide Nari, alunni della Scuola Primaria Colombo e di altre scuole. Eseguono i tradizionali mottetti “Crucem tuam” di Lorenzo Mariani (1722 – 1793), “Saevo dolorum turbine” di Antonio Forzano (1808 – 1899), “Jesus, dulcis amor meus” di Antonio Deoberti (1869 – 1938).
Cenni storici
Nella seconda metà del Duecento, a seguito dell’attività predicatrice dei Padri Francescani, nacquero sul Priamar, nella cosiddetta “contrata Batutorum” o contrada dei dieci oratori, alcuni gruppi laici che si dettero il nome di confraternite. Questi secolari sodalizi, da sempre attivi nella pratica religiosa, si svilupparono in tutto il mondo: tuttora troviamo confraternite non soltanto in Europa (Italia, Francia, Spagna, Portogallo) ma anche nelle Americhe.
Le confraternite di Savona si dedicarono alla pratica della “disciplina” (la pubblica flagellazione per penitenza) e ad opere di assistenza e carità. La pratica religiosa raggiunse presto nel Venerdì Santo il momento più sentito e partecipato. La Passione e Morte di Gesù veniva celebrata per le vie della città (allora situata ancora sul promontorio del Priamar) con flagellazioni accompagnate da laudi e con rappresentazioni sceniche desunte dalle Letture. Era una processione “privata” di ogni confraternita, che la organizzava come meglio riteneva opportuno. Potevano effettuarla tutte le confraternite unite assieme oppure legate in alleanze, in ore e giorni diversi.
In processione si portavano il crocifisso e la reliquia della Santa Croce, si praticava la flagellazione e talvolta gli stessi confratelli rappresentavano drammaticamente la Passione del Redentore. Nel ‘600, dopo il Concilio di Trento, gruppi lignei sostituirono le sacre rappresentazioni, ritenute dalla gerarchia ecclesiastica “non decorose”, e si cercò di regolare i rapporti tra le varie confraternite e le parrocchie. Si arriva così al 1810, quando l’allora vescovo monsignor Vincenzo Maria Maggioli emanò il regolamento della Processione del Venerdì Santo, dando vita all’evento come lo conosciamo oggi. Al suo decreto fecero seguito quelli dei vescovi Giuseppe Airenti (1822), De Mari (1841) e Alessandro Riccardi di Netro (1856).
Nel 1830 si verificarono gravi episodi di contestazione agli occupanti piemontesi e a re Carlo Felice. L’allora commissario della Provincia ordinò al priore generale delle confraternite e al priore del Cristo Risorto che “nelle processioni che si faranno questa sera per la Passione [Venerdì Santo] e Domenica mattina prossima per la Resurrezione nessun confratello od altra persona debba coprirsi il volto col cappuccio nelle province medesime”. Da allora i confratelli lo portano ancora ma legato al colletto della cappa, in ricordo dell’antico significato di totale anonimato. Fu Joakim Papadopoulos, priore generale nel 2000, ad ottenere dal prefetto il permesso affinché quattro confratelli sfilassero con il cappuccio infilato. Inizialmente i loro nomi venivano depositati in Prefettura.