Ultime notizie:

  data news TUE 11 Aug Ferrarini, Intesa Sanpaolo guida la cordata per il rilancio        data news TUE 11 Aug Gasperini "Col Psg è dura ma c'è fiducia di poter fare bene"        data news TUE 11 Aug Coronavirus, nuovi casi in rialzo        data news TUE 11 Aug Roma, da Grillo via libera a Raggi per la ricandidatura "Daje!"        data news TUE 11 Aug Bonus Inps, Garante Privacy "Niente ostacoli a pubblicazione dei nomi"       

SANREMO, LE MOTIVAZIONI DELL’ASSOLUZIONE DEI COSIDDETTI “FURBETTI DEL CARTELLINO”

data news
THU 28 May | Servizi - Attualità - Sanremo

Sono finiti alla ribalta delle cronache nazionali come i “furbetti del cartellino”, ma il processo nel Tribunale di Imperia si era chiuso lo scorso 20 gennaio, con l’assoluzione di Luigi Angeloni, Maurizio Di Fazio, Rosella Fazio, Patrizia Lanzoni, Loretta Marchi, Luisa Mele, Sergio Morabito, Paolo Righetto, Alberto Muraglia e Roberta Peluffo «da tutte le violazioni loro ascritte perché il fatto non sussiste». Si tratta dei dipendenti del Comune di Sanremo, messi sotto inchiesta dalla Guardia di finanza che li aveva filmati mentre timbravano i cartellini di presenza in ufficio e mentre si assentavano dal lavoro. La figura emblematica dell’inchiesta era diventata, suo malgrado, il vigile Alberto Muraglia, in servizio al mercato annonario, dove aveva anche l’alloggio, filmato mentre timbrava il cartellino in mutande. Dalle motivazioni della sentenza, non soltanto emerge che il Muraglia svolgeva il suo lavoro regolarmente, ma, addirittura apriva il mercato anche mezzora prima del previsto, per consentire ai commercianti di predisporre i banchi prima dell’apertura al pubblico. La Finanza aveva indagato 270 dipendenti comunali sanremesi, poi scesi a 42. Alla fine sedici sono finiti a processo e altri sedici hanno patteggiato. Dieci gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato e che sono stati assolti. Molte assoluzioni, come quella del vigile, ma anche quella della funzionaria responsabile dell’ufficio Appalti del Comune, Roberta Paluffo, sono legate al fatto che i dipendenti non solo svolgevano regolarmente il loro lavoro, ma spesso si recavano in ufficio fuori orario, senza percepire straordinari e quindi, in pratica, in modo gratuito. Aspetti che, secondo il giudice, non sono emersi nel corso dell’inchiesta a causa della carenza di personale fra le fila degli investigatori.

pulsante torna su