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QUALCHE RIFLESSIONE SULLE CONCESSIONI DELLE AUTOSTRADE E SUL PONENTE LIGURE ISOLATO

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FRI 3 Jan | Servizi - Cronaca - Liguria

Prima la tragedia del ponte Morandi di Genova, con 43 vittime, poi il distacco di calcinacci da alcuni viadotti delle autostrade, quindi il crollo del viadotto della Savona – Torino, causato da una frana, per fortuna senza vittime, poi ancora intonaci che crollano nelle gallerie e altri calcinacci che si staccano di nuovo da viadotti, per non parlare di una serie di cantieri aperti da Aspi, Autostrade per l’Italia, anche sulla scia delle inchieste giudiziarie avviate sulle condizioni dei tracciati e sotto lo spauracchio del ritiro della concessione da parte del Governo alla stessa società che fa capo ai Benetton. Insomma una situazione disastrosa anche dal punto di vista dell’immagine della Liguria, che vede però come maggiormente penalizzato il Ponente della regione. Non bisogna infatti dimenticare che proprio il territorio imperiese, già fisicamente più distante dai collegamenti con le altre regioni offerti dal pur inadeguato nodo di Genova, è quello che sta pagando il prezzo maggiore delle ulteriori interruzioni e degli ulteriori isolamenti. A cominciare dal crollo del ponte Morandi, che non ha isolato Genova, ma, piuttosto, proprio il Ponente ligure da Genova e dal resto dei collegamenti autostradali. Ora il dibattito è aperto sul ritiro delle concessioni ai Benetton e sugli scudi penali che il Governo si sta affrettando a prevedere per evitare che i privati possano chiedere montagne di milioni di danni allo Stato. A quello stesso Stato che in precedenza ha affidato le stesse concessioni, coprendole in modo scandaloso con il segreto, quasi si trattasse di un caso di sicurezza nazionale. Uno Stato che, peraltro, fino a oggi si è dimostrato incapace di compiere le necessarie verifiche sull’operato dei concessionari, cui è stato concesso molto spesso di incassare patrimoni senza investire sulla sicurezza, come dimostrano tristemente i fatti. Viene quindi spontaneo chiedersi quindi domani questo stesso Stato cosa farà dovendo eventualmente gestire direttamente le autostrade. Ancora una volta si fugge al vero problema, che non è quello di chi gestisce, ma, piuttosto, di come vengono gestiti i beni pubblici e la sicurezza dei cittadini.

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